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In mio articolo pubblicato su http://www.memecult.it/colin-andrews-e-il-potere-dei-farmaci/

“Ingraham la scuola della paura” è un romanzo scritto da Colin Andrews, ambientato in un campus americano dove studenti dal quoziente intellettivo elevatissimo, sono formati per diventare medici affermati e all’avanguardia. L’intera struttura e le attività ivi svolte, sono finanziate dalla più importante casa farmaceutica al mondo: la Kleederman.

Il personaggio principale della storia è una ragazza forte, dal carattere deciso e determinato, com’è giusto che sia una studentessa che desidera diventare medico, più di ogni altra cosa. Ma i veri protagonisti del romanzo sono probabilmente i farmaci, con le loro proprietà a volte benefiche, altre volte no.
Questi strumenti capaci di guarire e dare sollievo, eccitare o deprimere, aiutare a vivere meglio o addirittura uccidere, sono il mezzo con cui la ricerca scientifica fa progressi e le case farmaceutiche raggiungono profitti strabilianti. Due facce della stessa medaglia, quindi: il desiderio di scoprire o inventare qualcosa che aiuti le persone da un lato e quello di arricchirsi, acquisendo fama e notorietà dall’altro.

Tuttavia, in questo thriller ambientato nel settore della medicina, non sono i soldi a muovere gli animi. Qualcosa di più elevato nella scala dei valori umani, spinge le persone ad agire: la ricerca scientifica e il desidero di superarne i limiti. Il problema principale che emerge dalla storia, è la sperimentazione dei farmaci sull’uomo: non quella che avviene su base volontaria, seguendo protocolli procedurali lunghi e legali ma quella fatta in maniera illegale, attraverso vie oscure e non sempre eticamente corrette.

Il tema è spesso impenetrabile per i comuni mortali. Le ricerche, i risultati e i brevetti sono protetti a volte dal segreto di stato. Quella della vivisezione, ad esempio, è una prassi praticata sin dall’antichità, per conoscere, scoprire e successivamente inventare. Ma più si va avanti e più gli argomenti aumentano, gli strumenti che l’uomo ha a disposizione crescono e il desiderio di arrivare a superare i limiti attuali della scienza, diventa fortissimo.

Tuttavia i limiti sull’argomento non sono solo quelli posti dalla ricerca scientifica che è arrivata fino ad un certo punto. I limiti possono essere burocratici o legali. Ci sono tempi da rispettare e lungaggini per mettere in commercio un farmaco allo stato sperimentale. Questo genera frustrazione negli scienziati e nei ricercatori che passano la loro vita nei laboratori a lavorare a progetti che non riusciranno mai a vedere realizzati. E la frustrazione può portare a commettere azioni turpi e deplorevoli.

In questo momento nessuno può sapere se forme di sperimentazione illegale avvengano nel mondo reale, né dove. Nessuno può conoscere la linea di confine che separa la fantascienza dalla realtà. Ciò rende l’argomento intrigante, curioso ma nello stesso tempo inquietante. Basta un minimo di fantasia per associare alcune pratiche sperimentali dai connotati macabri, alla scomparsa di persone sole, abbandonate e senza valore per la società. I senzatetto, i malati di mente o gli anziani delle case di riposo, possono esserne un esempio.

Colin Andrews sembra conoscere molto bene gli ambienti che descrive. Il fatto stesso che sia un medico americano e che abbia scritto molti saggi di medicina, prima di dedicarsi alla narrativa di evasione, fa riflettere e porre delle domande: quanto ci sarà di vero nella storia e quanto no? Dubbi come questi s’insinuano con molta facilità.

Adelaide De Martino

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