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Pubblicato su http://www.memecult.it

Pensate a quante notizie alterate o addirittura false girano sul web. Pensate a quanti siti internet o blog sono creati da chiunque, senza una regolamentazione precisa. Infine pensate a quante catene o post sui social network fanno il giro del mondo, senza che nessuno si chieda se hanno un fondamento oppure no.
Ammaliati dal fascino delle potenzialità della rete, può capitare di lasciarsi catturare da informazioni che generano alta risonanza, grazie alle condivisioni o ai likes che ricevono, ma nessuno si preoccupa di approfondirne i contenuti o le fonti. Pochi si chiedono chi abbia scritto quell’articolo, se è una persona affidabile o meno.

È a questo punto che le pecorelle, smarrite nella rete, si dividono in due gruppi. C’è il gregge dei credenti, ingenui e sempliciotti, che leggono articoli di qualunque sorta e li condividono con i loro amici social. E c’è il gregge dei miscredenti, ossessionati dalla bufala dietro l’angolo, che vanno a pescarla dovunque, pur di dimostrare di avere in pugno la verità, pur di mortificare l’amico che ha creduto al falso, ostentando finta saccenza: finta, perché il più delle volte il sito che imbufalisce altre notizie, è esso stesso ambiguo e dalle dubbie fondamenta.

Purtroppo è un circolo vizioso in cui siamo coinvolti tutti.

Metti che un giorno un Sempronio qualunque decida di diventare il pifferaio magico del web; metti che un giorno crea un sito volto a smascherare le bufale; e metti che, per puro divertimento o per spirito di contraddizione, voglia boicottare qualunque post, articolo o notizia che fa scalpore, vera o falsa che sia. Il gioco è fatto: anzicchè usare l’ormai deprecato piffero per crearsi innumerevoli seguaci, usa la parolina magica bufala, diventando più innovativamente il bufalaio magico. Sfortunato colui che entra nella sua rete perché, se una notizia è etichettata come bufala, il fatto stesso che sia una bufala fa molto più scalpore e diventa molto più virale della notizia in sé. Paradossalmente più che dal contenuto della notizia, si resta colpiti dall’etichettatura della stessa, si resta sconcertati dal fatto che qualcuno abbia divulgato una notizia non vera.

Il problema non è da che parte stare, con quale gruppo di pecorelle identificarsi: questa scelta dipende dal carattere che ognuno di noi ha. Il problema è a monte, è la disinformazione delle fonti da cui attingiamo le notizie. Né i creduloni, né i professori di bufale pongono attenzione all’origine dell’articolo, alle prove concrete di quello che lo stesso afferma, all’autore della notizia, chiedendosi se sia attendibile o meno come personaggio.

C’è troppa superficialità e in un mondo come quello di oggi, che ha tutti gli strumenti per conoscere la verità, la disinformazione non può essere ammessa. Strumenti, come la rete, che fino a qualche decennio fa non erano neppure immaginabili, andrebbero sfruttati al meglio, selezionando accuratamente i siti, i blog e gli autori che leggiamo, per aiutare quelli seri a fare il loro lavoro, a diffondere la verità.

Mi spaventa tutta l’immondizia che c’è nel web! Ma visto che ormai tutti facciamo la raccolta differenziata nel mondo reale, perché non proviamo a farla anche nel mondo virtuale? Può darsi che qualcosa di buono riusciamo a riciclarlo.

Adelaide De Martino

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